Canone concordato a Trieste · Scadenze e aggiornamenti
Dopo i 5 anni: rinnovo, disdetta e ISTAT del 3+2 a canone concordato
Un contratto a canone concordato 3+2 non finisce da solo dopo tre anni, e nemmeno dopo cinque. Qui trovi cosa succede a ogni scadenza, quando può dare disdetta il proprietario e quando l'inquilino, come funziona l'aggiornamento ISTAT del canone (l'adeguamento ai prezzi misurati dall'Istituto nazionale di statistica) e cosa succede se cambia l'accordo.
Aggiornato al 26 ottobre 2026
Testo scritto con l'AIQuesto testo è stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, a partire dai testi degli accordi e dalle fonti elencate in fondo, e verificato su quelle fonti. Come usiamo l'AI
Il calendario di un 3+2
| Quando | Cosa succede | Chi può fare cosa |
|---|---|---|
| Primi 3 anni | Durata minima (legge 431 del 1998, articolo 2, comma 5) | L'inquilino può recedere per gravi motivi, con un preavviso di sei mesi |
| Fine del terzo anno | Il contratto è prorogato di diritto per 2 anni | Il proprietario può dare disdetta solo per i motivi dell'articolo 3, almeno sei mesi prima |
| Fine del quinto anno | Finisce la proroga | Ciascuno può chiedere condizioni nuove o rinunciare al rinnovo, con raccomandata almeno sei mesi prima |
| Se nessuno scrive | Il contratto si rinnova da solo per altri 2 anni, alle stesse condizioni, e così a ogni scadenza | Si riparte dalla riga sopra |
Dopo 3 anni: la proroga di due anni
Alla prima scadenza il 3+2 si allunga di due anni anche se nessuno fa niente. Il proprietario può evitarlo solo con una disdetta per uno dei motivi dell'articolo 3 della legge 431 del 1998, con almeno sei mesi di preavviso. Eccoli, riassunti:
- usare la casa per sé, per il coniuge, i genitori, i figli o i parenti fino al secondo grado, come abitazione o per un'attività commerciale, artigianale o professionale;
- se il proprietario è una società, un ente pubblico o comunque un ente con finalità pubbliche, sociali, mutualistiche, cooperative, assistenziali, culturali o di culto: usarla per quelle attività, offrendo all'inquilino un'altra casa adatta di cui abbia la piena disponibilità;
- l'inquilino ha a disposizione un altro alloggio libero e adatto nello stesso comune;
- l'edificio è gravemente danneggiato e va ricostruito o messo in sicurezza, e la presenza dell'inquilino impedisce i lavori;
- l'edificio va ristrutturato per intero, demolito o trasformato, oppure, per una casa all'ultimo piano, va sopraelevato, e per farlo la casa deve essere libera;
- l'inquilino non abita la casa in modo continuativo, senza un giustificato motivo;
- il proprietario vuole vendere e non possiede altre abitazioni oltre a quella in cui vive. In questo caso l'inquilino ha il diritto di prelazione: può comprare per primo, alle stesse condizioni offerte ad altri.
Tre regole proteggono l'inquilino:
- la disdetta deve indicare il motivo, a pena di nullità; per i lavori (motivi 4 e 5) serve anche il permesso edilizio per chiedere al giudice il rilascio;
- se il proprietario riprende la casa e in dodici mesi non la usa per il motivo dichiarato, l'inquilino può tornarci alle stesse condizioni o chiedere un risarcimento;
- se il proprietario ha riavuto la casa con una disdetta illegittima, il risarcimento non può essere inferiore a 36 mensilità dell'ultimo canone.
E l'inquilino, quando può andarsene?
La legge e il contratto tipo ministeriale, obbligatorio per il canone concordato, danno all'inquilino il recesso per gravi motivi: in qualsiasi momento, con un preavviso di sei mesi, per raccomandata. Un recesso libero, senza motivi, in quel modello non c'è.
Alla fine dei cinque anni l'inquilino può rinunciare al rinnovo, come il proprietario. Alla prima scadenza, dopo tre anni, la legge nomina solo la disdetta del proprietario: se vuoi lasciare la casa a tre anni senza gravi motivi, chiedi prima a un'organizzazione degli inquilini come muoverti.
Dopo 5 anni: condizioni nuove, rinuncia o rinnovo tacito
Alla fine della proroga ciascuna parte può chiedere il rinnovo a condizioni nuove, per esempio un canone diverso, oppure rinunciare al rinnovo, con una raccomandata almeno sei mesi prima della scadenza (articolo 2, comma 5). Qui la legge non chiede un motivo.
Se nessuno scrive in tempo, il contratto si rinnova alle stesse condizioni per altri due anni, a ogni scadenza (decreto-legge 34 del 2019, articolo 19-bis).
La proroga va comunicata all'Agenzia delle Entrate; nella tassazione ordinaria il suo registro si paga entro 30 giorni dalla scadenza. Con la cedolare secca registro e bollo sulle proroghe non si pagano, e se dimentichi la comunicazione la cedolare non si perde, purché tu l'abbia versata e dichiarata (decreto legislativo 23 del 2011, articolo 3, commi 2 e 3; dal 2027 articolo 203, commi 2 e 3, del Testo unico delle imposte sui redditi).
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L'aggiornamento ISTAT del canone
Durante il contratto il canone può crescere con i prezzi, alle condizioni dell'accordo 2025 (articolo 14):
- si può aggiornare una volta l'anno, dal secondo anno;
- solo se lo chiede il proprietario, con raccomandata con ricevuta di ritorno o con PEC, la posta elettronica certificata: non è automatico;
- al massimo del 75% della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (l'indice FOI) dell'anno prima, nella misura scritta nel contratto;
- non è dovuto e non si può chiedere se il proprietario ha scelto la cedolare secca.
Anche l'accordo 2022 mette il tetto al 75%, e il contratto tipo ha una riga per la percentuale concordata.
Un esempio inventato: se l'indice FOI è salito del 2%, il canone può crescere al massimo dell'1,5% (il 75% del 2%). Su 800 euro al mese, il canone può arrivare al massimo a 812 euro.
Non confondere due cose: questo ISTAT aggiorna il canone del tuo contratto. Le tabelle dell'accordo 2022 si possono rivalutare ogni anno per i contratti nuovi; quelle del 2025 no. Vedi le tabelle.
Se nel frattempo cambia l'accordo
Il tuo contratto resta sull'accordo con cui è stato firmato. L'accordo 2025 lo scrive all'articolo 1: il 2022 resta per i contratti firmati sotto la sua vigenza, anche rinnovati tacitamente o prorogati, fino alla scadenza. Un 3+2 del 2024 resta sul 2022 nella proroga e nei rinnovi taciti: niente ricalcolo.
Un contratto nuovo, anche fra le stesse persone, è un'altra cosa: l'accordo si sceglie da capo (oggi a Trieste sono due, vedi 2022 o 2025) e il calcolo si rifà.
Resta un caso di mezzo: il rinnovo a condizioni nuove firmato dal 16 dicembre 2025 in poi. L'accordo 2025 lascia sul vecchio accordo i contratti rinnovati «tacitamente», e questo non lo è; nessun testo lo dice in chiaro. Noi lo leggiamo come un contratto nuovo: si sceglie l'accordo, si rifà il calcolo e per l'attestazione vale la regola dei contratti nuovi, qui sotto. Fallo confermare dall'organizzazione che attesta.
E l'attestazione?
Nella proroga e nel rinnovo tacito il contratto è lo stesso, alle stesse condizioni: le fonti che abbiamo letto non chiedono di rifare l'attestazione.
Per un contratto nuovo la legge permette di usare l'attestazione di prima se il contenuto è lo stesso e non sono cambiate la casa o l'accordo (decreto-legge 73 del 2022, articolo 7). Se il contratto nuovo segue un altro accordo, per esempio il 2025 al posto del 2022, l'attestazione vecchia non basta. Dettagli nell'articolo sull'attestazione.
Transitorio e studenti
Il transitorio, che dura fino a 18 mesi, finisce alla scadenza senza disdetta; ma se non sono state rispettate le regole per stipularlo, come l'esigenza documentata, viene ricondotto alla durata di un 4+4 (decreto ministeriale del 16 gennaio 2017, articolo 2, comma 6). Il contratto per studenti universitari, da 6 mesi a 3 anni, si rinnova alla prima scadenza, salvo disdetta dello studente da uno a tre mesi prima (articolo 3, comma 1, dello stesso decreto). Vedi contratto transitorio e studenti.
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Voglio essere ricontattatoDomande frequenti
Cosa succede al contratto a canone concordato dopo 5 anni?
Se nessuno manda una raccomandata almeno sei mesi prima, si rinnova da solo per altri due anni alle stesse condizioni, e così a ogni scadenza. Con la raccomandata si chiedono condizioni nuove, o si rinuncia.
Dopo tre anni il proprietario può non rinnovare?
Solo per uno dei motivi dell'articolo 3 della legge 431 del 1998, con almeno sei mesi di preavviso e indicando il motivo. Altrimenti il contratto si proroga di due anni.
Come si disdice un 3+2 da inquilino?
Per gravi motivi in qualsiasi momento, con sei mesi di preavviso. Alla fine dei cinque anni, con una raccomandata almeno sei mesi prima della scadenza.
L'aggiornamento ISTAT è automatico?
No. Lo chiede il proprietario, dal secondo anno, con raccomandata o PEC, e al massimo per il 75% della variazione dell'indice FOI dell'anno prima.
Con la cedolare secca posso chiedere l'ISTAT?
No, per tutta la durata dell'opzione, anche se il contratto lo prevede.
Il mio contratto del 2023 passa all'accordo 2025?
No. Resta sull'accordo del 2022 fino alla scadenza, rinnovi taciti e proroghe compresi.
Fonti
Fonti consultate e ricontrollate il 26 ottobre 2026.
- Legge 9 dicembre 1998 n. 431, art. 2 (Normattiva)
- Legge 9 dicembre 1998 n. 431, art. 3 (Normattiva)
- Decreto-legge 30 aprile 2019 n. 34, art. 19-bis (Normattiva)
- D.M. 16 gennaio 2017 e contratti tipo (Gazzetta Ufficiale n. 62 del 15/03/2017)
- Contratto tipo Allegato A del D.M. 16/01/2017 (pubblicato dal Comune di Trieste)
- Accordo territoriale di Trieste del 15/12/2025 (artt. 1, 14, 20)
- Accordo territoriale di Trieste del 14/12/2022
- D.Lgs. 14 marzo 2011 n. 23, art. 3, commi 2, 3 e 11 (Normattiva: versione in vigore fino al 31/12/2026)
- Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026), art. 203 (Normattiva)
- Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026), art. 206 (Normattiva)
- Agenzia delle Entrate, scheda «Proroga» del contratto di locazione
- Decreto-legge 21/06/2022 n. 73, art. 7 (Normattiva)
Questa pagina spiega le regole come le leggiamo nei testi ufficiali: non è una consulenza legale o fiscale. Per un contratto vero fa fede il testo dell'accordo scelto, e l'attestazione la rilascia un'organizzazione che lo ha firmato o vi ha aderito.
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